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Le frasi memorabili di Drs Italia

  Sono venticinquesimo nella classifica di chi ha corso più maratone, ma migliorerò, perché cinque sono già morti.  

William Govi, detentore italiano del record
per il maggior numero di maratone fatte

 

Decidere di fare solo i primi 14 chilometri, ma ritirato mai
Sabato, per la prima volta nella mia breve carriera podistica, mi sono ritirato da una gara. In precedenza mi era capitato di iniziare una mezza dopo una brutta influenza e, non volendo rinunciare del tutto a correrla, di decidere di fare solo i primi 14 chilometri, ma ritirato mai.
"Prima o poi sarebbe dovuto succedere (lungo)" di Paolo Cannas, 5 ottobre 2015

Dimmi come corri e ti dirò se lo puoi fare
Tornando al punto, personalmente ritengo che un riposo adeguato consenta un vantaggio, ma non ho i dati, per l'appunto! Se Franz finisce, mi paga una birra: con audaci calcoli partendo da un suo 5000 in piano, gli ho detto che potenzialmente poteva terminare. Perché a parte la testa, fondamentale, le cose sono semplici: se non riesci a salire per un'ora con una certa VAM massima è assolutamente impossibile che tu finisca il Tor. Se riesci a salire con quella VAM, allora vuol dire che in un'ora corri un certo numero di km. Insomma, la solita cosa: dimmi come corri e ti dirò se lo puoi fare.
"I nostri al Tor" di Enea Berardi, 11 settembre 2013

Se voglio vivere devo rischiare di morire ed alla fine si muore comunque.
Nelle ultra si perde lucidità e ci si sfinisce, nelle brevi, nelle skyrace, si va talmente veloci che una caduta potrebbe essere fatale. Si può sempre morire? Ne vale la pena? No, ma se voglio vivere devo rischiare di morire ed alla fine si muore comunque.
"Che fare?" di Enea Berardi, 11 settembre 2013

Adesso corro circa 100km a settimana con 2-3 giorni di riposo al mese
e penso che il recupero sia un aspetto importante dell'allenamento

Fare la sfida non credo impedisca di preparare le gare però continuo ad interpretarli come due obiettivi diversi. Adesso corro circa 100km a settimana con 2-3 giorni di riposo al mese e penso che il recupero sia un aspetto importante dell'allenamento. Non trovo un senso nell'andare a camminare per forza per 30 minuti. Trovo più utili gli esercizi di allungamento che quando corro non riesco mai a fare.
"Interpretazioni" di Roberta Elia, 18 gennaio 2012

Tutti gli allenamenti stanno andando bene e quindi sono preoccupatissimo
Confermo il mio obiettivo. Tutti gli allenamenti stanno andando bene e quindi sono preoccupatissimo...
"R: Tabellozzo New York City Marathon 2011 update" di Mauro Zandonà, 10 ottobre 2011

Sono contento di non averlo preso in un ginocchio
Max Marta: "Sto sciando a Garmisch con la famiglia quando a un tratto cado rovinosamente. Uno degli sci, staccandosi, mi colpisce forte nelle palle. Resto tramortito e senza fiato, ma appena mi riprendo dico a mia moglie che sono contento di non averlo preso in un ginocchio, sennò Ironman, addio!"
"Un viennese a Torino" di Giorgio Pogliano che cita Max Marta, 9 maggio 2008

Per curare una ferita d'amore, ho affrontato 100km ed ho trovato un grande amore: la 100km!
"...le ferite d'amore non si curano neppure correndo" forse no forse si ...però la corsa insegna il superamento delle difficoltà, meglio "di quelle che pensiamo siano le nostre debolezze", i nostri limiti. La maratona "obbliga" la testa a rimanere lucida e nella vita e nell'amore è sempre l'atteggiamento vincente. Io, per curare una ferita d'amore, ho affrontato 100km ed ho trovato un grande amore: la 100km!
"R: mi presento + Jokess" di Roberta Elia, 28 marzo 2007

Mi sembrava di avere tutta la Terra in una mano sola!
Ciao a tutti, ieri ho potuto provare una grande emozione, quella di poter portare la fiamma olimpica, è stata veramente grande! Prima di partire ero tutta tremante, poi quando il papà me l'ha accesa e sono partita mi stavano venendo due lacrime, subito dopo uno dei due ragazzi che avevo a fianco ha iniziato a parlarmi, scherzando, allora mi sono ripresa! Mi sembrava di avere tutta la Terra in una mano sola! È stato veramente bello, ma un po' troppo corto!!
Arianna, 12 anni, nel messaggio del babbo "Il tedoforaggio della famiglia delle vette..." di Maurizio Scilla, 5 febbraio 2006

Vi siete accorti del gradino?
"Siamo al quarantesimo" dice Luca, ed affianco a noi i giardini di Porta Venezia. Tutti gridano "Vai, sei forte" ma non si accorgono che siamo in due, non si accorgono che il complimento va fatto al plurale? Ora comincia il bello: "Attento, alza il piede, c'è un gradino" dice Luca, e ci troviamo in corso Vittorio Emanuele... vi siete accorti del gradino? Inizio a spingere come un treno, superiamo una moltitudine di persone, le mani iniziano a formicolare ma siamo quasi arrivati, ancora gli ultimi 195 metri ed eccoci!!! Un abbraccio fortissimo lega me e la mia guida ma avrei voluto avere a fianco anche Paola per condividere questo magico momento, un abbraccio fortissimo da dividere in tre, un'emozione fortissima, un'esplosione da regalare e farsi regalare. Daniela cordina è li, mezza infreddolita ad aspettare il suo ragazzo, la bacio, la stringo, appoggio la testa sulla sua spalla mentre lei comincia a farmi un sacco di domande, le rispondo a monosillabi.
"Milano, una maratona in tre" di Michele Pavan (Mike cordino), atleta non vedente, 30 novembre 2004

I podisti sono come lancette di un orologio
Nell'ebbrezza da temporale, rimembrando le parole del toscano Renato (e più piove e più mi garba!) ho capito che i podisti sono come lancette di un orologio. Ci sono quelli veloci e quelli lenti ma entrambi, a pensarci bene, non vanno da nessuna parte. E quindi il bello devono trovarlo lungo la strada, se no che gusto ci sarebbe? E se guardando lo stesso orologio, le lancette dovesso muoversi più lentamente per me che per un altro, chi può dire chi sia più veloce?
"Velocità relative" di Ruggero Cassanelli, 25 novembre 2002

Siamo sempre i Paul Tergat di qualcuno
"Siamo sempre i Paul Tergat di qualcuno e i tapascioni di qualcun altro". Volevo dire che se mi gaso troppo mi basti pensare che quello che io faccio a stento in un mille, molti lo fanno 42 volte di fila; ugualmente, ce ne sono tanti che vanno più piano di me, dunque non mi devo buttare mai troppo giù. Credo che in questa affermazione tutti ci possiamo riconoscere almeno un po'.
"OT: il Paul Tergat di qualcuno..." di Andrea Busato, 28 aprile 2001

Avanti piano, quasi indietro
I primi metri sono tutti un cercare di non inciampare in maglie, magliette, tute, felpe, sacchi, guanti, copricapi e forse anche qualche sciarpa... L'euforia però è grande e la discesa dei Campi Elisi, l'incitamento di una folla mai vista lungo il percorso di una Maratona, le orchestrine etc. etc. inviterebbero a prendere velocità, ma cerco di andare il più lentamente possibile... "Avanti piano, quasi indietro!" - come una volta sentii dire a un posteggiatore...
"Parigi" di Adalberto, 11 aprile 2001

Tap runner
Sfoggio la mia potente ed armoniosa falcata e mentre intravedo il tappeto rosso circondato da una folla osannante, un lanzichenecco armato di bandierina a forma di forcone mi urla qualcosa del tipo: "Nein! Nein! Second runde!". Devo perciò svoltare a sinistra; faccio suonare il chip della mezza con un tempo di poco superiore a quello finale di Calcaterra e rientro nei miei ranghi di Tap Runner (ennesimo anglicismo derivato dal lombardo "curidur tapasciun") per farmi gli altri ventuno chilometri in compagnia di un gruppetto di ben pasciuti tedesconi. Cosa avevate capito? Quando parlavo di corsa di testa mi riferivo alla mia di testa, non certo alla testa della corsa!
"Bolzano: un quarto d'ora da Top Runner" di Ettore Comparelli, 11 aprile 2001

Si, è vero... forse... ma avrebbero dovuto spararmi nella schiena
Siamo oltre l'ottantacinquesimo chilometro e una piccola discesa mi concede una pausa, alla fine di questa trovo Fulvio (Massini) che mi chiede se serve qualcosa: rispondo bruscamente "Si! Voglio arrivare alla fine". Solo due piccolissimi chilometri mi separano dal traguardo, lassù in alto "tra le nuvole" si intravedono le mura del borgo. Ai piedi della salita finale un bel gruppo di persone a tifare Italia e della musica a tutto volume mi danno la carica: aggredisco la salita e faccio almeno trecento metri a tutta ma poi il dolore lancinante mi riporta a ritmi più consoni alla situazione. Vedo il cartello dell’ultimo chilometro e vicino immobile ad osservarmi un tizio mascherato da nostra signora morte con tanto di mantello nero, maschera e falce. Sorpreso, dopo un instante di smarrimento mi avvicino alla sagoma e le sorrido. "Non è ancora arrivato il momento, mi dispiace...". Forse un ubriaco avrebbe tagliato il traguardo in maniera più decorosa: vorrei chinarmi per baciare il tricolore steso sulla linea d'arrivo da tifoso ma decido di non rischiare e il bacio lo indirizzo con il palmo della mano. Sul lettino del massaggiatore Giovanni mi confida che Massini negli ultimi chilometri pensava che non potessi farcela. Si, è vero... forse... ma avrebbero dovuto spararmi nella schiena. Tempo finale: sette ore e quarantadue minuti. Posizione: 27° generale (secondo degli italiani).
"I miei 100km (2): il clone" di Livio Tretto, 8 maggio 2000

Il ritiro non è previsto. Non si fanno prigionieri.
Il muscolo della coscia destra è in fibrillazione. Mi fermo e faccio un po' di stretching. Forza Giorgio. Nove chilometri ancora, di cui quattro in salita. Cammino, corricchio, corricchio, cammino. Ancora un po' di stretching. Il ritiro non è previsto. Non si fanno prigionieri. Mi trascino così fino al trentacinquesimo chilometro. Lì afferro un Gatorate e me lo scolo. Urto di vomito. Avanti ugualmente. "Who's afraid of the Big Bad Wall / Big Bad Wall / Big Bad Wall" canticchio questa canzoncina improvvisata sulla musica di quella più famosa dei Tre Porcellini.
"La mia prima Maratona - parte terza - Who's afraid of the Big Bad Wall?" di Giorgio Pogliano, 4 gennaio 2000


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