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Appunti di viaggio sulla maratona di Amsterdam

Il giudizio complessivo: bella, bellissima. Il percorso della "Amsterdam Marathon" è quasi completamente piatto (un po' movimentato nel finale, ma niente di particolare), estremamente panoramico e con buona partecipazione di pubblico. Sufficienti i rifornimenti, buona l'organizzazione. Sulla città naturalmente non ho niente da aggiungere rispetto a quello che tutti sanno. Nel dettaglio, si parte da dentro lo Stadio Olimpico (dalla pista per intenderci), raggiungibile con il tram numero 16 o con il 24 dalla stazione centrale, dove conviene prendere l'albergo. A poche centinaia di metri dallo Stadio Olimpico si trova anche l'expo (Sporthallen Zuid) per il ritiro del pettorale.

La partenza, alle 10:30, è una delle più ordinate che si possa trovare. Se avete l'accortezza di arrivare con un po' di anticipo è possibile scegliere la zona di partenza in base al tempo che si ritiene di fare, senza troppe formalità (non ci sono colori o codici nel pettorale che vincolino ad accedere ad una particolare griglia). Come si usa in Olanda la scelta è lasciata al singolo, e ci si affida al suo senso di responsabilità e correttezza. È un sistema poco usato dalle nostre parti ma, curiosamente, spesso funziona. In questo modo è dunque possibile collocarsi nei pressi della linea di partenza, godendo dei primi chilometri senza eccessivi ingorghi nonostante l'uscita dallo stadio non sia molto agevole.

Il percorso è tra i più belli. A differenza di quasi tutte le maratone, ad esclusione di New York che è un caso particolare, la parte più bella è quella fuori città, lungo il fiume Amster. Come ve lo immaginate il percorso ideale per correre? Sul bordo di un fiume, su un viale alberato, tra deliziose villette, con i cavalli sullo sfondo? O preferite i parchi naturali immersi nel verde? O i tracciati urbani in mezzo alla gente? Non importa, ad Amsterdam troverete quello che fa per voi. Giusto un po' di attenzione a dove si mettono i piedi, ci sono le rotaie del tram un po' ovunque.

I rifornimenti sono puntuali e comprendono sali minerali, acqua, banane e spugnaggio. Niente di più, ma in fondo è quello che serve realmente.

L'arrivo è di nuovo allo stadio olimpico, come a Monaco. Sono in molti ad avere un debole per i finali in pista anche se in questo caso l'ingresso nello stadio non è di straordinario impatto. Gli ultimi duecentocinquanta metri comunque non si dimenticano.

Dopo il traguardo comincia qualche nota dolente. In generale ad Amsterdam a fine ottobre fa freddo. A volte il tempo è clemente regalando ai podisti una mattinata fresca e soleggiata, ideale per correre, ma all'arrivo la bassa temperatura si fa comunque sentire, soprattutto perché bisogna percorrere a piedi circa un chilometro per arrivare al ritiro della borsa passando per la riconsegna del chip (con conseguente dolorosa genuflessione) ed il banchetto-ristoro inspiegabilmente privo di bevande calde (ancora banane, arance, acqua e sali peraltro razionati). Recuperare la propria borsa non è agevolissimo, sono tutte nello stesso padiglione vicino allo stadio un po' alla rinfusa. Va ancora peggio a quelli che corrono la mezza maratona (che parte alle 14:30) che devono raggiungere lo Sporthallen Zuid per recuperare la borsa.

Una volta raggiunta la fermata del tram ci si rende conto che, ovviamente, il traffico di superficie è bloccato (non sarebbe male che lo scrivessero da qualche parte nella documentazione di gara) per cui bisogna prendere la metro, la cui stazione più vicina si trova sopra un ponte (con lo stadio alle spalle, sulla destra). Si prende il numero 50, si scende dopo una fermata e si prende il 51 che porta alla stazione centrale. Quindi le occasioni per prendere ancora freddo non mancano.

Un consiglio da dare sarebbe quello di lasciare una giacca in pile pesante alla partenza, dietro una delle barriere di metallo ai lati della pista e - cosa che per un italiano ha del miracoloso - sperare di ritrovarla. Dovrebbe essere possibile cambiarsi e fare la doccia allo Sporthallen Zuid.