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Crapulo, ergo sum

L'ora va ormai sul tardo, le lettura dell'e-posta è l'ultimo attimo prima del riposo non so se meritato, e uno strano, vagamente informatico profumo di delizie invade la stanza, forse la stanza della mia mente che io più adoro frequentare... Ebbene si, anch'io mi considero dei crapuloni!!! I miei tempi non sono eccezionali, non sono mai sceso sotto le quattro ore, ho sempre vissuto la corsa come un elemento di piacere, ho sempre vissuto le maratone come una possibilità di girare e conoscere gente e i posti dove andavo a correre, ove quasi sempre mi son fermato per visitare, vedere, capire e... mangiare.

L'amica con cui ho viaggiato ricorda una scandalosa performance berlinese in cui, qualche giorno dopo la maratona, riuscii a sbafarmi cosciotto stufato (piatto tipico berlinese) con cotica e galleggiante su crauti. Il cosciotto pesava un chilo e trecento grammi circa di carne. E, sempre di Berlino, una nutriente e "strana" cena in un ristorantino indiano in cui ho assaporato gusti nuovi, anche un po' "difficili" ma affascinanti. Di Roma ricordo una splendida ma sofferta maratona, una città "divina", i maccheroni cacio e pepe, i carciofi alla giudìa. Di Parigi ricordo una delle mie migliori maratone, una città che val bene una Messa, deliziose omelette, leziosi condimenti. Di Monacò ricordo una delle maratone più belle come percorso e meglio organizzate, lo splendore di una primavera novembrina in Costa Azzurra, il mare meraviglioso e i bellissimi "pais perchè" dell'immediato entroterra, la cucina delicatamente speziata, le golosità di tante vetrine. Di Venezia ricordo cinque maratone di cui quattro come lepre delle cinque ore, una città unica, ma anche le sarde in saor, le seppioline in umido della Giudecca, i bacàri visitati in occasioni extrasportive. Dell'amatissima Croazia terra d'origine dei miei e perciò anche mia, adoro il mare, i paesaggi, i profumi, splendide città e cittadine d'arte, i paesaggi spesso aspri sempre affascinanti, la bellissima, tortuosa, "rustica" maratona di Plitvice dalle cascate indicibilmente affascinanti, ma amo alla follia la jota (piatto carsico, non solo croato), il deliziosissimo pesce, gli scampi alla buzara, le sarme, gli gnocchi con le susine, cose che mamma prepara ancora. Di Trieste ricordo una bella maratona, un po' ripetitiva nei due giri di andirivieni, una città ricca nel suo essere cosmopolita, italiana, austroungarica e slava, le sue chiese di tutte le confessioni cristiane, la sua ricchissima storia anche dolorosa, i suoi bei dintorni, ma anche il presnitz e la putiza. Dell'amatissimo Trentino ricordo corse con amici su e giù per monti assoluti, per fondovalle incorniciati dalla meraviglia del creato, di ciclabili quali qui in pianura ancora possiamo solo sognare, ma anche gli strangolapreti, il tonco del pontesel, il tortel di patate, l'orzetto, lo zelten, il Teroldego, gli spaetzli (forse la grafìa non è esatta), cose queste ultime spessissimo mangiate fatte in casa, non al ristorante.

Quando colei che sarebbe diventata mia moglie comunciò a prepararmi deliziosamente fior di specialità della sua terra (la Calabria) spesso con ingredienti portati da lì, capii che l'epoca del gallo-cedronismo da scapolo era giunta al capolinea. Amo la corsa, mi ha cambiato la vita, mi ha sostenuto in momenti privatamente difficili, è meritato riposo dopo una giornata di lavoro, non sono veloce, corro con il cronometro, sono insofferente al cardio, non mi scrivo né sul computer né sul diario né sulla pelle gli allenamenti fatti, seguo tabelle non le sopporto se troppo impegnative, mi piacerebbe migliorarmi ma non divento pazzo all'idea di restare dove sono, conservo tutti i pettorali un po' alla rinfusa in uno scatolone (tre traslochi in tre anni...), tutte le magliette delle gare fatte che ogni tanto indosso con non-celato orgoglio, ma corro per divertirmi, per ridere correndo e correre ridendo, per conoscere gente, posti, paesi, città, corro e viaggio anche e molto per il piacere di mettere le gambe sotto tavole non importa se riccamente ma deliziosamente apparecchiate.

Crapulo, ergo sum!