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Derubati di un'emozione

OLTRE 3000 CHILOMETRI DI CONSENSO - DALLA SICILIA AL POLO NORD

DERUBATI DI UN'EMOZIONE
LETTERA APERTA AGLI ORGANIZZATORI

Siamo gli iscritti alla Dead Runners Society Italia, un gruppo di oltre cento podisti, che da alcuni anni sostengono dibattiti sui temi della corsa grazie alla mailing list ospitata dal sito Internet della rivista "Podismo". Nelle decine di messaggi che giornalmente ci inviamo, ci scambiamo opinioni e testimonianze relative alla nostra esperienza sulla corsa. Ognuno ha il proprio punto di vista ma tutti siamo uniti dall'amore per questo sport.

Alla luce di episodi recenti, ci siamo trovati a discutere di un tema che ha toccato in modo vivo la nostra sensibilità: il problema delle misurazioni dei percorsi. Desideriamo perciò portare all'attenzione di tutti, e degli organizzatori di gare podistiche in particolare, la testimonianza del nostro dibattito per contribuire ad una comune ed a nostro avviso doverosa riflessione.

Lungi da noi il volerci porre in un atteggiamento di sterile contrapposizione rispetto agli organizzatori. Prima di tutto perché qualcuno di noi lo è di persona, ma in generale perché comprendiamo bene che il contributo che gli organizzatori danno al nostro sport è insostituibile. Né, credeteci, ci sfugge l'idea della complessità che l'organizzazione di un'importante competizione podistica comporta a tutti i livelli. Di tutto questo diamo atto, doverosamente e volentieri. Tuttavia non possiamo continuare ad accettare come prodotto del caso o del disguido dell'ultima ora l'irregolarità dei percorsi, almeno nella frequenza con cui continua a ripresentarsi. Un caso molto recente, con ammissione degli stessi responsabili della corsa, ha interessato addirittura una competizione che vanta la certificazione Aims, che prima ritenevamo una garanzia.

Signori organizzatori, quando un podista si iscrive ad una gara (specialmente una maratona o una mezza maratona) lo fa perché crede che il risultato che ne consegue abbia un valore. Che arrivi sul podio o molto distanziato dai primi - ed è quest'ultimo il caso più frequente per la maggior parte di noi - il riscontro cronometrico del proprio risultato lo interessa, e molto, perché testimonia ciò di cui è stato capace. Per quel risultato si è allenato, magari per mesi, e finalizzando a quell'evento tutti gli altri impegni agonistici del periodo, ha pagato una consistente quota di iscrizione, forse ha anche dovuto sostenere lunghi e costosi spostamenti, perdendo una o più giornate di lavoro... Tutto questo lo ha affrontato nella fiducia che il risultato che avrebbe conseguito sarebbe stato valido: regolare, oggettivo, confrontabile con altri risultati, suoi e altrui, sulla stessa distanza. Per tutto questo sono state formulate normative internazionalmente riconosciute, al rispetto delle quali ha diritto anche l'ultimo dei classificati. Una maratona o una mezza maratona effettivamente più corte di qualche centinaio di metri potrebbero essere forse anche delle bellissime corse, ma non sono né una maratona né una mezza maratona!

Che cosa prova un podista quando scopre che quei sacrifici che ha affrontato - e magari quella bella prestazione che non sa se saprà o se potrà ripetere - sono stati inutili a causa di un percorso irregolare? Qualcuno di noi ha detto: ci si sente derubati di un'emozione. Ne seguono delusione, frustrazione, rabbia, senso di impotenza, che non fanno bene a nessuno, né aiutano la crescita del nostro ambiente.

Dai responsabili abbiamo sentito diverse versioni, magari anche legittime: ognuna di queste interpretazioni potrebbe essere quella adeguata ad uno dei casi che si sono presentati. Tutto ci pare possibile. Ma una sola cosa ci pare certa: chi ci ha rimesso. Ci hanno rimesso i podisti, la maggior parte dei quali anonimi, che con passione hanno investito energie fisiche e risorse motivazionali ed economiche in un evento che non per colpa loro li ha in qualche modo traditi, forse per un dispetto della sorte, più probabilmente per la leggerezza o la negligenza di qualcuno. Podisti che hanno subito una frode, quantomeno morale.

Vorremmo sperare che questo nostro intervento possa risultare efficace nel ricordare a tutti che la regolarità del percorso di una gara non può che essere un elemento assolutamente primario e che come tale va posto nell'elenco delle priorità da parte di chi si assume, meritevolmente ma anche volontariamente, la responsabilità dell'organizzazione. E vorremmo sperare che casi del genere in futuro, se non davvero per circostanze al di là di ogni ragionevole prevedibilità, non si dovessero più ripetere. Oltretutto le nostre belle città ospitano con queste corse migliaia di appassionati stranieri: ne va anche un po' della credibilità del nostro Paese.

Drs Italia
http://www.runtheplanet.com/drsitaly.htm
Gennaio 1999