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Bio di Vittorio Scotti

Sono sudato e stanco. Chiaramente percepisco ogni centimetro della mia fronte, umida e rossa rigata solo da quelle goccie di sudore che sento cadere dalla mia fronte. Metto un piede davanti all'altro, e così faccio continuamente con fatica da diverse ore. I muscoli delle gambe sono spasmi, da qualche minuto hanno smesso di essere contrazioni energiche su questa maledetta strada. Vedo il cartello dei quaranta chilometri e penso senza sosta a tutti quei momenti, stracci di vita, in cui duecento metri di vita cittadina paiono un deserto. In quel momento, me ne accorgo: niente più paura, ho fatto una cosa grande. La mente è lucida. Consapevole. Rilassata. Non sento le voci della strada, ascolto solo il mio respiro regolare e tranquillo. Capisco che le forze non se ne sono andate. Quella strada è ritornata ad essere la mia Thunder Road. E scarico come mai tanta di quella energia sui miei piedi che il cuore sobbalza. Sorrido e me ne vado. Capisco che manca poco, siamo all'ultimo miglio. Quell in cui non ci si deve arrendere. Quello più duro, quello della storia. E allora accelero ancora sulle mie gambe. Testa dritta e sguardo all'orizzonte. Mai mi arrenderò finché calco questa terra, né ora né mai. Vedo il traguardo. Non sento piu nulla. Gli ultimi dieci passi, quelli dei coraggiosi. E taglio il traguardo. Ora non è più sudore a rigare il mio viso. Ma lacrime. Mi sono ripreso la vita.