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Bio di Matteo Grassi

Sono nato a Dolo (Venezia) il 4 ottobre 1972. Vivo a Padova con moglie (Selena) e figlio (Ludovico, che ha tre anni e qualche mese). Sono architetto (www.archpiudue.com): mi occupo di paesaggio, spazi aperti ma anche di edifici (preferibilmente pubblici). Sono appassionato di arte, specialmente contemporanea, materia di cui si occupa mia moglie e, a sua insaputa, anche il piccolo Vico. Vita privata e lavoro sono un tutt'uno, e mi piace così, ma è una lotta ritagliarsi del tempo. È per questo che mi è capitato di lasciare la corsa per qualche anno (dal 2000 al 2005) ma, siccome è un vero amore, eccomi qua di nuovo, per il puro piacere di farlo. Da qualche mese ho anche un blog che mi aiuta a mettere a fuoco ed a fissare alcune idee e ricordi. Non da ultimo infatti mi piace anche scrivere, senza velleità, naturalmente: http://emmedicorsa.blogspot.com. La prima corsa avevo, boh, tredici anni. Una per le scuole. Vado in Prato della Valle (una straordinaria piazza giardino di Padova) e sono già tutti partiti. Corro come un matto e arrivo quarto. Il primo trail? La "Traversata dei colli euganei" a sedici anni (42km D+2000). La maratona? Una volta sola a Firenze nel 1999 in 2:43.09. La mezza? Senza che vada a controllare, più o meno 1:17. I diecimila mai fatti ma nel dicembre 2007 (tutt'altra gamba dal 1999) ho corso 9850 metri in 36.30 circa. Comunque sia, preferisco correre in natura, sui colli o in montagna e, quasi quasi, anche da solo. Ho bellissimi ricordi di quando sono arrivato in cima a una vetta della Giogaia di Tessa, La Clava, Kolbenspitze, correndo in solitaria: canottiera e pantaloncini. O sul Grappa, sull'Ortigare, in Cima 12, o sul Cesen... Ho un po' di repulsione per le attrezzature: uso il minimo indispensabile, anche meno (la borraccia ce l'ho da poco; il camel bag? mai usato; il satellitare? cos'è? Però ho l'orologio, quando me lo ricordo!). Per me correre è anche un pretesto per esplorare e conoscere, prima e dopo la corsa con il cervello, le carte, la conoscenza, Internet, le ricerche, i libri... durante con il terzo occhio, naturalmente, o con la pelle. Ho abbozzato questa definizione: "La corsa è ascoltarsi nei luoghi. Conoscere ciò che ci circonda attraverso le proprie sensazioni di corsa, comprendersi attraverso quelle sensazioni..." (romantico? Può darsi). Che altro dire? Beh, solo questo. La foto. Non mi si vede bene in faccia, ma è un ricordo importante, in cui mamma e papà fanno il tifo per me ("Traversata del Baldo" 1999, 8°).