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Bio di Valentina Gualandi

1988. Credo fosse giugno, clima di vacanze scolastiche che non coinvolgeva quelli che, come me, dovevano affrontare l'esame di maturità. Da brava "secchiona" quale ero, trascorrevo ore e ore china sui libri. Chissà che un po' di movimento non avesse potuto giovarmi? Infilai così pantaloncini e scarpette e presi a corricchiare lungo le stradine di campagna che si irradiavano a poca distanza dalla mia abitazione. Senza nessun altro obiettivo se non quello di sciogliere le membra anchilosate dal troppo studio. Notai che con la mente ossigenata la mia concentrazione era più brillante, così la corsetta mattutina, alle prime luci dell'alba, divenne un'abitudine. E presto una droga. In brevissimo tempo, correre divenne un'esigenza irrinunciabile. Mi svegliavo ogni mattina alle 6 e mi concedevo la mia oretta d'aria prima di chiudermi tra fumosi pensieri filosofici e letterari. Il gruppo podistico locale tentò di accalappiarmi, ma io non ne volevo sapere: non conoscevo nulla né di tecniche di allenamento né di ritmi né di tempi, correvo e basta. Continuai così anche dopo l'università, negli anni di lavori occasionali e di grandi speranze. E nemmeno il famigerato posto fisso mi distolse dalla mia primaria passione, dovetti solo modificare gli orari. Quanto ai pseudofidanzati infastiditi da questa bizzarra abitudine, ebbero vita breve. 2002. Un giorno mi imbattei in una locandina che pubblicizzava una gara podistica di 25 chilometri, a Bologna. Non avevo mai contato quanti chilometri corressi, se non quelle poche volte che avevo ceduto alle insistenze della cognata podista pertecipando a un paio di mezze maratone non agonistiche. Non avvertivo in me alcuna tensione competitiva e tanto meno amavo trovarmi pressata in una massa scalpitante, ma non disdegnavo la possibilità di correre più a lungo di quanto solitamente facessi. Così, seguii le indicazioni di quella locandina e mi recai alla sede in essa segnalata. Colpo di fulmine. Come se all'improvviso mi fosse apparso davanti agli occhi il "mio" mondo. Difficile dare forma di parole ai meccanismi mentali che ingarbugliarono la mia mente nelle decine di minuti che trascorsi in quell'ufficio. Fatto sta che, entrata per sapere come iscrivermi ad una gara di venticinque chilometri, uscii con in mano l'iscrizione alla maratona di New York. Quel giorno cambiò molte cose: si svegliò in me quello spirito competitivo che credevo non mi appartenesse e iniziai a fare sul serio, seguendo programmi e partecipando a gare. Sempre più coinvolta e appassionata, e con sempre maggiori soddisfazioni. Ora ho all'attivo sei maratone, svariate mezze maratone e tanti trofei. Oltre a diverse ambizioni e... innumerevoli sogni.