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Bio di Paolo Genovese

Cognome e nome: Paolo Genovese. Caratteristiche personali: non sono fotogenico ma in realtà non sono neanche così brutto come appaio nella foto. Luogo e anno di nascita: Povegliano (Treviso) 13 novembre 1952. Città di appartenenza: qui la risposta è meno certa; abito (durante i week end) in un paesino della provincia di Treviso ma passo il resto della settimana nella metropoli milanese. Professione: ogni settimana abbandono il mio paesello in Veneto per venire a lavorare in una banca a Milano. Livello conoscenza Pc e Internet: quanto basta (spesso però non basta affatto) per sopravvivere e comunicare. Come ho conosciuto Drs Italia: alla maratona di Vienna ho avuto, inconsapevolmente, la "fortuna" di imbattermi con due dei più autorevoli componenti della Banda Bassotti. A Milano 2002 ho poi conosciuto il commissario Basettoni/PDZ ed è stato amore a prima vista (...per la lista!!!). Nome della mia società: Road Runners Club Milano. Che cosa ci faccia un "campagnolo" come me coi Roads è un fatto inspiegabile che dipende da due fortuite circostanze: la presentazione di Silvia Gossip e la mancanza di un qualsiasi test d’ingresso. La mia bacheca personale consiste di cinque medaglie. Tutte maratone corse con un tempo attorno alle cinque ore (chi è arrivato fino a qui può smettere di leggere tanto ha già capito che più che un "runner" sono un "walker"). Giorni/ore di allenamento settimanali: quando preparo (sic!) una maratona corro il lungo alla domenica nella campagna vicino a casa mia mentre gli allenamenti infrasettimanali li faccio dalle 5 alle 6 del mattino nella zona centralissima di Milano (uscire a quell'ora è tragico ma il piacere di sentire il rumore delle scarpe sul pavimento di marmo della Galleria pressoché deserta ripaga lo sforzo). Nella mia vita non ho mai fatto sport con continuità (figlio unico con i problemi che "Se sudi poi stai male!") ma da adulto ho sempre corrichiato sia a piedi che in bicicletta. Dal 2000 ho però incominciato ad essere più costante. La mia prima corsa? Mettetevi comodi perché è una storia lunga. Dal 1992 al 1996 ho vissuto a Londra. Sarà per i parchi, per la birra da smaltire o forse per le tensioni del lavoro ma lì ho cominciato, sebbene sempre da solo, a correre con una certa regolarità. È diventato quindi naturale ambire di correre, almeno una volta nella vita, non una maratona ma la maratona di Londra. Così ho iniziato la trafila della application form e dei relativi rifiuti fino a che, mossi a compassione, nel 2000 mi hanno permesso di essere in una fredda mattina di aprile a Greenwich in mezzo ad altri quarantamila ad aspettare lo start con davanti le mitiche 26.2 miglia. Raccontare questa maratona preparata artigianalmente con tabelle recuperate dall'opuscolo ufficiale è la storia di un incubo. Alla mezza ero già distrutto. Al trentesimo chilometro mi hanno superato nell'ordine: un coniglio che correva a balzelloni, otto persone che correvano all'interno di un bus a due piani fatto di tela e legno, un albero con tanto di gabbia con l'uccellino (vero) dentro e poi tanti tanti tanti altri. Ritirarsi in quelle condizioni era il minimo ma ho tenuto duro dicendomi "Arriva, prenditi la medaglia e poi... never again in life!!!". Il transito sotto il traguardo è stata la fine dell'incubo ma subito dopo aver ricevuto il primo "Well done" ho già cominciato a pensare: "Quasi quasi il prossimo anno ci torno!". E così è stato.