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Bio di Matteo Brangi

Mi chiamo Matteo Brangi, sono nato ed abito a Brescia dove mi guadagno da vivere facendo il dottore commercialista. Le mie passioni sono lo sport e la lettura, cose che richiederebbero almeno il doppio del tempo che normalmente ho a disposizione. La mia storia comincia alla fine del lontano dicembre del 1962, quando io e mia madre decidemmo di trascorrere una serena vigilia di Natale in ospedale tra le urla delle partorienti ed i vagiti dei neonati. Oggi vivo con Maddy e Pietro Nicolò, ragazzo del 1999, ho quarant'anni (ancora per poco) e non sono un podista. La tentazione di dire "Cosa ci faccio qui dentro?" mi coglie ogni volta che leggo i resoconti dei veri atleti in lista: non mi sono mai sentito un atleta, solo un appassionato praticante di sport. Sono stato avviato allo sport fin da piccolo e fino ai nove/dieci anni ho fatto nuoto. Quando smisi l'effetto fu devastante: ingrassai a dismisura e dai dodici anni cominciai a fare la conoscenza dei dietologi. Per fortuna la passione per lo sport non mi ha mai abbandonato, nemmeno quando ho superato i novanta chili (ero ancora al liceo). Da ragazzo ho sciato e giocato a tennis: dei risultati, specie nel tennis, meglio non parlare; poi ho giocato a calcio a livello amatoriale per qualche anno, ma il servizio militare ed il lavoro appena avviato mi fecero interrompere l'attività sportiva regolare. Da allora solo partitelle di calcio con gli amici finché, nel 1990, mi si ruppe il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. L'intervento ricostruttivo ebbe esiti solo parzialmente soddisfacenti; nonostante una riabilitazione scrupolosa dovetti ben presto rassegnarmi a convivere con doloretti vari: tuttavia ripresi a giocare a calcio ed iniziai a fare qualche uscita con la mountain bike ed a corricchiare la domenica con un paio di amici. Nel frattempo il ginocchio peggiorava progressivamente ed a distanza di nove anni dal primo trauma fui costretto a rivolgermi nuovamente al chirurgo. Questa volta mi asportarono una vasta porzione di cartilagine e mi dissero che il legamento ricostruito, pur ancora in sede, era del tutto lasso ed era probabilmente la causa prima della degenerazione cartilaginea. A quel punto mi prospettarono un nuovo intervento di ricostruzione del legamento, cui avrebbe dovuto eventualmente seguire un reimpianto di cartilagine dai dubbi esiti. L'alternativa era chiudere con lo sport ad eccezione del nuoto e della bicicletta (testualmente: solo pianura e discesa, vietati rapporti duri e sforzi prolungati), oppure qualche blanda corsetta di breve durata. Dopo alcuni consulti con altri medici, tra cui più d'uno mi ha paventato la necessità di una protesi entro cinque/dieci anni se avessi ripreso l'attività sportiva, ho deciso di ricominciare, partendo dalla bicicletta (qualcuno l'avrà spiegato a quel medico che se vai in discesa prima o dopo devi anche affrontare una salita?) per poi riprendere l'abitudine della corsa domenicale (da solo: gli amici hanno "mollato"). Quando ho definitivamente abbandonato, dopo alcuni scoraggianti tentativi, l'idea di tornare a giocare a calcio, ho pian piano maturato quella di correre con maggior frequenza: sono passato alle due/tre corse a settimana, ho cominciato a rilevare i tempi, ho partecipato ad un paio di non competitive. Il ginocchio, tra alti e bassi, sembrava reggere discretamente. Nel frattempo la lettura di un libro sulla zona e l'applicazione "elastica" del Sears-pensiero mi consentiva di perdere alcuni chili di troppo (oggi peso 74 chili per 1,76 metri di altezza), il che, visto lo stato delle mie articolazioni, fa sempre comodo. Nell'autunno del 2002 la svolta definitiva: decisi che avrei corso una maratona. Quale? Aveva poca importanza. Grazie alle ricerche sul web visitai il sito di Luca "Clorofilla" Speciani e da lì arrivare a Drs Italia è stata una naturale conseguenza. I miei pochi precedenti podistici sono presto detti: "Vivicittà" 2003 (12 km) in 52.45 e mezza maratona di Mantova 2003 in 1:35.45. Mai fatto gare in pista. Dovrei partecipare alla prossima "Venicemarathon", la mia prima maratona, per la quale mi sto preparando da qualche settimana; spero sia la prima di una lunga serie ma temo che dovrò fare in fretta: la protesi al ginocchio incombe. P.S. - La fotografia, copyright PDZ, è tratta dal reportage di Scandiano 2003, al cui raduno ho preso parte, cogliendo l'occasione per conoscere de visu alcuni estinti; tuttavia con molti dei presenti non ho avuto occasione di scambiare nemmeno due parole (eravamo tanti ed io sono arrivato tardi); poco male, le occasioni per rifarsi non mancheranno in futuro.