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Bio di Stefano Vaccino

Cognome e nome: Vaccino Stefano. Città di appartenenza: Novara. Regione di appartenenza: Piemonte. Data di nascita: 8 dicembre 1963. Professione: tecnico assistenza. Hobby: corse (tapasciate), computer, musica. Livello di conoscenza PC e Internet: medio. Come hai conosciuto Drs Italia: cercando sul Web. Hai partecipato a maratone? No. Giorni/ore di allenamento settimanali: 2-3. Da quanto corri con costanza? Due anni. Racconta la tua prima corsa: durante una partitella di calcio scapoli/ammogliati, stavo vedendo la Madonna sulla porta avversaria. Mi sono detto: "Fai schifo". E così ho cominciato con cinque lunghissimi minuti di corsa continua, consigliati da una tabella letta per caso su un giornale. Parlare delle corsa, per me , non è così facile per due motivi: innanzi tutto perché non sono uno scrittore (fanno fede i voti scolastici in italiano) e poi perché mi risulta difficile descrivere una passione: occorre avere il dono di fare capire agli altri delle tue sensazioni intime. Faccio un esempio. Quando è cominciata, c'era la fatica. Sollevarsi dall'ozio e dimenticare quella insistente tiritera che continuava a "stimolarti" mentre il fiato si faceva sempre più corto e le gambe cominciavano a fare davvero male: "Ma chi te lo fa fare!!!". L'immagine che ti restava impressa delle espressioni miste tra il compatimento e la sorpresa della gente che ti vedeva passare e che continuava a guardarti con sadico divertimento mentre, in preda allo sforzo avevi il tipico rantolo da fatica del principiante. Le notti a letto dopo una corsa impegnativa in cui le gambe, dopo due ore, cercavano ancora una loro posizione comoda e giusta. Poi, quando la strada che facevi si allungava ancora di un po', non potevi gioire molto della nuova conquista. Sentivi le gambe indurirsi mentre "dovevi" assolutamente finire quell'ultimo chilometro, a tutti i costi. E la fatica, elevata al quadrato in pochi metri, ti faceva quasi desistere: ce la faccio, ce la faccio, ce la devo fare. Ce l'ho fatta: speriamo di non avere problemi domani sul lavoro!!! E i tuoi, sempre molto umani: "Vai ancora a correre? Stai a casa a riposarti un po'! E mangia di più che diventi sempre più magro!". Ma tu, continui imperterrito a sudare, sputare e fare finta di niente anche se il giorno dopo non riesci nemmeno più ad appoggiare quel tallone maledetto. Tanto domani mi passa tutto: si va ancora a correre. Poi come esplosione di adrenalina. Trovi la tua risposta: ti stai divertendo. Ma vuoi crescere sempre di più e pensi ad un certo punto che non puoi più fare le cose a caso. Ti poni un obbiettivo. Torni a casa e per la prima volta metti su carta un piano per osare l'impossibile: correre per 20 chilometri, per 20000 metri, per 30000 passi di fila. Calcoli, stracci fogli, cancelli, misuri la strada, la studi meglio di un cartografo professionista, entri nella sua essenza come un geologo e poi tenti. Poi... oggi no, è troppo caldo, oggi è troppo freddo, oggi non sono nella forma giusta, finalmente parti e ti accorgi che sei andato troppo veloce all'inizio e adesso sei stanco. Ecco oggi lo farei ma è tardi e sta diventando buio. Che vita! Ti chiedi cosa è che è cambiato. Troppe scuse, c'è da capire al più presto. Domani, lascio a casa il cronometro e faccio una sgambata lenta per pensare e rilassarmi un po'. Vado in campagna e arrivo fino a quella cascina là, c'è una bella fontanella di acqua fresca. E vai! Non sento neanche i sassi sotto le scarpe mentre corro, il cuore è su di giri al punto giusto ed il respiro è tranquillamente controllato. Mi è anche passato quel dolorino che avevo ad una coscia. Intanto guardo nel torrente che costeggio per sorprendere qualche trota in caccia. Mi piacerebbe tornare a pescare qui, se ne ho il tempo. Ma guarda che bei colori che ha l'autunno, sto pestando delle foglie rosse, il cielo è terso e l'aria è fresca: sono rilassato ed estasiato da ciò che vedo, sorprendendomi della bellezza delle cose normali, del rumore del mio fiato e del pulsare del cuore: che stranezza non essere sempre così! Ho sete, meno male che sono arrivato alla cascina: com'è buona quest'acqua così fresca, la migliore che abbia mai bevuto. Riparto, decido di andare avanti, adesso che ho scoperto il segreto voglio goderne ancora un po'. Un airone delle risaie, spaventato, vola all'improvviso da un fosso: che salto mi ha fatto fare. Sono contento, mi viene da ridere a pensare a quella volta che... Che scemo che sono, ecco qual è il segreto: mi sto divertendo! C'è armonia totale tra testa e corpo e sto proseguendo in una sorta di catalessi che mi fa dimenticare che sta diventando tardi. Devo tornare, aspetta, arrivo fino a quella chiesetta; lì c'è ancora da bere. Occhei, adesso però torniamo. Si fa buio, il sole sta tramontando e attorno a me chilometri di solitudine, sento solo il mio respiro profondo e le mie scarpe che schiacciano la terra. Ricomincia l'asfalto, incrocio una macchina che ha già i fari accesi, meno male che mi sono vestito di chiaro. Da quando è cambiata l'ora non mi sono ancora abituato al buio che arriva troppo velocemente. Sono quasi arrivato, mi incrocia un altro pazzo che corre. È tutto sudato e il suo passo è stanco, mi saluta, che simpatico, chissà poi perché lo ha fatto, non mi conosce. Gli rispondo e sorrido: si vede che tra matti ci si intende. Comunque neanche io sono riposato: mi fanno male le cosce e dietro le ginocchia. Sono arrivato, doccia, cena, giochiamo col bimbo e poi a nanna, domani si lavora. Sono svuotato di energie, adesso sento la fatica sotto forma di dolori e spasmi. Neanche lo stretching è riuscito e lenirmi un po' i fastidi. Ho esagerato, non bisogna più farlo, ci si rovina. Però che bella giornata e che belle sensazioni. Amo stare in compagnia ma oggi sono stato da solo, ma no, non è vero: sono stato in compagnia di me stesso. Poi mi assale un dubbio, spalanco gli occhi e realizzo: senza volerlo ho fatto 24 chilometri. I più belli della mia vita. Sparisce la fatica, sono felice, mi addormento e sogno. Dormi bene, domani ti porto a fare una corsetta per defaticare un po'.