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Bio di Nicola Bovio

Nik, si, è così che mi chiamano i miei amici. O meglio "Il Nik". Nascevo il 27 giugno del 1970. E vi garantisco che quella data cambiò la mia vita, diciamo che da quel giorno cominciai a sentirmi sempre più... vivo. Amo la corsa, ma non solo... amo suonare il sax, almeno quando ne ho tempo, amo la cucina e la buona tavola ed altrettanto amo il buon vino. Amo la gente, la compagnia. Amo il mio lavoro ed anche... raccontar balle e scherzare. Ho sempre corso fin da piccolo, quando, per saltare qualche ora di lezione si facevano le campestri. Conclusi gli studi, non avendo più necessità di saltare qualche ora... ho affrontato un lungo periodo in correvo solo dietro alle ragazze... Il fatto è che dopo avervi corso dietro a lungo... le superavo. Resomi conto che questo potesse essere un problema serio, decisi di volgere a mio vantaggio la cosa decidendo di riprendere l'attività sportiva in maniera seria. Quasi per scherzo iniziavo ad affrontare le prime gare, i primi allenamenti e soprattutto a riempire l'armadio di ogni genere di volantino, rivista o qualsivoglia pubblicazione riguardasse la corsa. Ebbene si: mi ero definitivamente ammalato e, molto probabilmente come te, caro lettore, alla fine c'ero caduto anch'io: avevo deciso di affrontare una maratona. Era l'aprile del 1994 e, foglietto dei parziali alla mano con indicato il tempo previsto, partivo per chiudere in 3:14.07 la gara. Chiusi in 3:14.07 la mia prestazione. Questo ti fa capire che essere geometra, a volte serve anche nella corsa... All'arrivo ricordo, a parte una grandissima gioia, un neo (ed io di nei me ne intendo): due amiche che erano venute ad accompagnarmi mi dissero: "Siamo orgogliose di te, ma non troppo, avresti potuto scendere sotto le tre ore". Beh, sinceramente loro di maratona non è che ne capissero molto, ma a me quelle parole suonarono come un campanello. Dovevo superare il muro. Dovevo avere una maratona nel mio archivio che avesse davanti il numero due. Dovevo sentirgli dire "Ok ora siamo decisamente orgogliose di te". Ebbene gli allenamenti continuarono e poco più di un anno dopo eccomi realizzare uno splendido quanto rocambolesco 2:57.49 (mi si era rotto il cronometro e ricordo di aver passato tutta la prima mezza a rompere le scatole ai miei compagni di viaggio). Tremendo! Rabbrividisco ancor adesso al ricordo di ciò che mi dissero le famose due: "Beh, allora... potresti scendere sotto le due ore e mezza... Allora saremo certamente orgogliose di aver un amico maratoneta". Dico 2:30!?! Ma scherziamo? Sulle ali dell'entusiasmo per la prestazione appena registrata contrattai alquanto per strappare per un meno improbabile 2:45. Come finì? Finì che mi ruppi una gamba giocando a calcio. Autunno 1996. Il rollio dei vagoni dell'Intercity che mi stava riportando a casa (io abito a Bellinzago Novarese) accompagnava i miei pensieri, increduli, che ancora erano aggrappati al 2:39.45 appena ottenuto. Piazza San Marco, quel giorno, per me era stata ancor più splendida. Non vedevo l'ora di vedere le mie amiche dovevano ammetterlo, dovevano dirmi "Siamo orgogliose di te". Niente, nemmeno questa volta avevo la soddisfazione di sentire quelle parole: "Beh, i patti erano per due ore e mezza..." mi risposero ridendo sadicamente "...e poi, 2:39 è molto vicino a 2:30... potresti fare uno sforzo". Le avrei strangolate entrambe, non foss'altro perché una di loro e suo marito (uno dei miei migliori amici) stavano costruendo la casa... la mia prima casa (tetto, muri, porte... cavolo, avevo pensato proprio a tutto!). A rincarare la dose un altro della compagnia mi disse "Quant'è il record del mondo? Ah, 2:06.50? Beh, poco più di mezz'ora...". Non potevo resistere, dovevo far capire la situazione (cioè, non è che uno toglie minuti come togliere patatine da un sacchetto...). Così, davanti ad un nutrito numero di amici decretai, "Se faccio meno di 2:30 mi faccio rosso". Venne il 1998, vennero molti matrimoni, venne il Runners Team Omegna e la mia amica Mara, venne il saggio Livio, venne la Drs, venne Cesano Boscone... Venne New York. Lì tre amici superarono la linea blu in Central Park mentre sulle loro teste il crono segnava 6 ore 25 minuti e spiccioli. Tra loro vi era una ragazza, si era appena sposata. Erano felici erano orgogliosi l'uno dell'altro orgogliosi di essere amici... A parte il fatto che uno di loro aveva i capelli tinti. Tinti di rosso.