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Bio di Giorgio Pogliano

Mi chiamo Giorgio Pogliano. Sono nato a Torino il 28 dicembre 1960. Di mestiere faccio l'imprenditore. Mi sono laureato negli Stati Uniti, dove ho trascorso otto bellissimi anni. All'epoca (1980) moltissimi studenti facevano jogging e, dopo avere pensato a lungo che fossero un po' scemi, un bel giorno decisi di imitarli, sentendomi peraltro molto scemo a mia volta. Finita l'università ed entrato nel mondo del lavoro misi da parte la corsa, le schitarrate con gli amici e le festicciole del sabato sera e diventai una persona seria. Dopo alcuni anni di serietà però mi resi conto di non essere più in grado di fare le scale di corsa senza ansimare per le due ore successive. Era l'anno di grazia 1991. Avevo 31 anni appena ma, tra gran mangiate, quindici sigarette al giorno e un whiskino qui e là, forse avevo già superato metà dei miei giorni... Un bel giorno smisi di fumare, cosa che non trovai affatto difficile, a parte una sensazione simile alla sete che mi accompagnò per una settimana e che superai bevendo molta acqua. Per paura di ingrassare ulteriormente mi rimisi a correre come facevo a vent'anni. Si, ma che fatica! La prima corsa (di tre chilometri) mi mise ko per una settimana intera. Rileggo il mio diario di allora e vedo che impiegai quasi sei mesi per arrivare a sei chilometri continuativi di corsa. Senza dubbio se avessi seguito le tabelle di "Correre" o quelle di Galloway avrei abbreviato i tempi e rischiato meno guai tendinei. Ma all'epoca non pensavo di diventare così fanatico da leggere riviste podistiche o comprare libri del genere (adesso naturalmente ne ho alcuni scaffali pieni come ogni podista che si rispetti). Dopo sei mesi di corsa, arrivato ai fatidici sei chilometri, cioè intorno alla mezz'ora, mi resi conto che correre non era affatto noioso, anzi. Continuai a incrementare la distanza e, in pochi mesi raggiunsi i trenta chilometri continuativi. Lì rimasi fermo fino al 1999 quando, dopo un grosso spavento, decisi quasi votivamente di allenarmi per la maratona di Assisi. La maratona di Assisi (31 dicembre 1999) fu un calvario di 4 ore, 15 minuti e 38 secondi. Alla fine ero così rincretinito da prendere sul serio un veterano che proponeva di farmi l'antidoping. Ma insomma, ero arrivato in fondo, coniando anche un motto insensato quanto accattivante: "Il ritiro non è previsto. Non si fanno prigionieri". Lungo la salita finale (di quattro chilometri) pensavo già intensamente alla rivincita: Ferrara, 12 marzo. A Ferrara ho poi migliorato il mio tempo di più di trentacinque minuti, chiudendo in 3:40.06, con uno scarto di appena un secondo tra la prima e la seconda metà del percorso. Ben lontano dalla pace dei sensi spero di migliorarmi molto nei prossimi mesi e anni e sogno di qualificarmi per la maratona di Boston. Il mio lavoro mi porta in giro per il mondo. Ho l'abitudine di esplorare i posti nuovi di mattina presto, prima di cominciare la giornata lavorativa, naturalmente di corsa. Alcune delle mie esplorazioni podistiche sono descritte (in inglese) al sito http://www.runtheplanet.com alla voce "Rtp Coffee - Espresso stories". Le poche volte che sono a casa, a Torino, amo correre verso le 5:30 del mattino, su percorsi diversi e con livelli di impegno che dipendono più dai miei umori che dai miei obiettivi. I miei tempi in gara, infatti, fanno pena. La foto della mia simpatica famigliola comprende, oltre al sottoscritto, Amy (mia moglie), Valentina (nata il 22 luglio 1986), Jennifer (nata il 23 dicembre 1990) ed Olivia (nata l'11 ottobre 1995). Saluti a tutti e buona corsa.