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Bio di Marco Marmieri

Sono nato nel 1947 a Milano dove abito da sempre, ingegnere, pratico la corsa al mitico campo Giuriati ed altre attività sportive anaerobiche, sia per il benessere fisico e mentale che esse procurano, che per il piacere di conoscere e frequentare persone accomunate da una medesima sana passione, con l'unico fine di migliorarsi. Ho iniziato a correre nel 1983 e dopo pochi mesi mi sono deciso a cimentarmi in quella che rimane la gara più affascinante di tutte, la maratona, per il mito che essa rappresenta, per le origini storiche, e soprattutto per la sfida contro se stessi, correre 42,195 chilometri, una distanza che molti giudicano impossibile per un essere umano, se non si tratta di un atleta professionista. Da allora le maratone o altre imprese simili per fascino e tradizione sono state il traguardo annuale che mi sono posto, sempre in località e quindi con stimoli diversi, ma con il rituale della preparazione e la soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo apparentemente ripetitivo, ma effettivamente nuovo ogni volta che ho tagliato il traguardo. Da New York, a Boston, da Orlando a Chicago, da Londra a Helsinki, da Rotterdam a Vienna, per citare alcune delle sedi di importanti maratone, ed anche dove il risultato cronometrico non è risultato all'altezza delle aspettative, ho trovato un arricchimento personale da tali esperienze che mi ha spinto a proseguire con rinnovato entusiasmo e ricercare nuovi traguardi. Il mio miglior risultato è di 2:48 e delle ventisette maratone corse finora quattordici le ho concluse sotto le tre ore. Talvolta pratico la corsa in montagna ed ho partecipato alla più importante ed una delle più impegnative manifestazioni del settore: la "Swiss Alpine Marathon" a Davos, 67 chilometri con 2300 metri di dislivello. Ho voluto provare l’esperienza di una centochilometri, scegliendo quella "del Passatore", perché ricca di tradizione, nel suo percorso da Firenze a Faenza attraverso il passo della Colla, con il calore della gente di Romagna, anche in questo caso un'esperienza unica e una soddisfazione incredibile. Non ho voluto mancare quella che è senz’altro la più suggestiva di tutte le competizioni che si fregiano del nome di ultramaratone, la "Comrades Marathon" che si svolge da oltre settanta anni in Sud Africa alternativamente da St. Petersburg a Durban, sono 90 chilometri di corsa in uno scenario unico, per bellezza naturale e contorno di folla, il pubblico prende posto ai lati della strada, dove passano i tredicimila concorrenti fin dal primo mattino e trascorre la giornata incitando gli atleti e cercando di aiutarli nei momenti di crisi. Accanto alle corse di lunga lena ho provato per qualche anno l'esperienza del triathlon, ne ho corsi 10, uno sport giovane, sia per praticanti che per tradizione, che può rappresentare un divertente complemento, anche se richiede molto tempo per l'allenamento, e, a parte forse lo "IronMan", non possiede il fascino della maratona e viene affrontato da troppi, in Italia, con uno spirito di competizione esagerata contro gli avversari e non verso se stessi come dovrebbe essere a livello amatoriale e come insegna la tradizione anglosassone. Talvolta alterno la corsa con la bicicletta ed ho avuto il piacere di partecipare ad un paio di Granfondo ciclistiche per provare anche questa esperienza, ho corso la "Milano-Sanremo" e il "B.R.A." (Brevet de Randonneur des Alpes) in Francia, 260 chilometri con cinque colli e circa 5000 metri di dislivello, si parte alle tre di mattino col buio e si arriva la sera, una competizione particolare che consiglio a chi ami questo genere di prove. Ma l'esperienza emotivamente maggiore è stata quella dei Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996, ho partecipato e vinto un concorso il cui premio consisteva nel portare la fiaccola olimpica per un tratto nei pressi della capitale della Georgia: sono orgoglioso di aver vissuto quel momento.